L’ALBA DI UNA NUOVA CONSAPEVOLEZZA

 
Quando ho cominciato diversi anni fa a studiare la sostenibilità ambientale e i cambiamenti climatici, uno degli esempi che ha maggiormente impresso la mia memoria è la cosiddetta “analogia dell’ameba” (rif. Barlett, 1978). Il paragone è presto detto: prendiamo un organismo unicellulare, nella fattispecie un’ameba. Questo si riproduce dividendosi in due ogni minuto e la sua crescita seguirà una curva che avrà un andamento di tipo esponenziale. Ora supponiamo di avere una bottiglia di una certa dimensione che noi chiameremo RISORSA. Sappiamo che l’organismo per riempirla ci metterà 10 ore. Quanto tempo impiegherà questo organismo per riempire il 3% della bottiglia? 
Dato che l’organismo raddoppia ogni minuto, proviamo a partire dalla fine …
 
Per l’organismo lo spazio nella bottiglia rappresenta un bene di valore. Come pensate che avrebbe risposto l’ameba al tempo di 9 ore e 55 minuti all’affermazione che lo spazio a disposizione nella bottiglia sarebbe stato prossimo alla fine? Avrebbe riso sicuramente, perché stava consumando solo il 3% della bottiglia e c’era ancora un sacco di spazio …
Questa analogia ci dà una visione molto chiara di quanto sia insidiosa la curva esponenziale soprattutto perché non ci permette di percepire il pericolo imminente. E la abbiamo provato sulla nostra pelle quella sensazione di attonita sorpresa: il Covid-19 ci ha colto alle spalle e, prima che potessimo rendercene conto, era già presente dappertutto.
 
L’epidemia di Coronavirus, il riscaldamento globale e il progressivo consumo delle risorse della Terra seguono dinamiche incredibilmente simili. Ma la domanda cruciale è questa: ora che abbiamo sperimentato il potere travolgente della dinamica esponenziale, sapremo affrontare con maggior consapevolezza la crisi climatica?
 
Per riuscire ad invertire od a modificare la curva esponenziale abbiamo bisogno di un vigoroso cambio di tendenza. Se il problema non può  essere completamente eradicato, occorre trovare modo di gestirlo. Nel caso di COVID-19, l’obiettivo è contenere il numero di malati in modo che le strutture ospedaliere non vadano al collasso. Sul fronte del cambiamento climatico, la strategia suggerita è quella di limitare l’aumento delle temperature, nella speranza che gli eventi estremi e i danni che ne derivano rimangano entro un range accettabile. La differenza, non di poco conto, è la velocità: per il virus parliamo di giorni, per la CO2 parliamo di anni; per il picco dei contagi parliamo di settimane decisive, per quello delle emissioni decisiva è la prossima decade. Il ritardo nel prendere la decisione giusta, su entrambi i fronti, può costare caro.
 
In entrambe le situazioni, la comunità scientifica indica la via da seguire mentre la politica tentenna. In questa pandemia abbiamo visto i grandi leader politici fare inversione di rotta in meno di una settimana: Boris Johnson, Donald Trump, Emmanuel Macron, Stefan Löfven dopo avere adottato un approccio “morbido” si sono trovati a cambiare strategia, restringendo le misure non appena la curva dei decessi ha iniziato a mordere. Purtroppo in generale la classe politica ha più paura di fare la mossa sbagliata che di non fare nulla. D’altra parte il più delle volte gli elettori premiano un politico per come ha risolto un problema, non per essere riuscito ad evitarlo. Questo ovviamente è un incentivo per posporre, a decidere di non decidere: esattamente ciò che avviene periodicamente alle conferenze sul clima. Da più parti si sente dire che usciremo migliorati da questo periodo. Un ottimo modo per dimostrarlo sarebbe utilizzare ciò che stiamo imparando dalla crisi di oggi per gestire al meglio quella di domani: la crisi del clima e le sue prossime, inevitabili, conseguenze.
 
ing. Claudia Fedrigo

Riferimenti:

Articolo  “Cambiamenti climatici e COVID-19: cigni o rinoceronti?” di  Stefania Migliavacc